venerdì 23 dicembre 2011

Lacrime

Volevo piangere


ma le lacrime


si sono rifiutate di uscire.


Si sono radunate


nel petto


e mi hanno schiacciata.



Laura ©

domenica 18 dicembre 2011

Profili all'alba


Profili all'alba ©


Lievi pennellate nel cielo del mattino


Il profilo delle case


disegna nere geometrie


in un gioco di luci ed ombre.


L’aria


fredda e pungente


penetra nelle ossa indolenzite


Con occhi lucidi


di un pianto commosso


Il viso si volge al giorno che nasce.



Laura ©

sabato 17 dicembre 2011

La voce dei figli

figliOggi leggo nel blog "la 27a ora" l’ennesimo articolo su un argomento assai spinoso - in Commissione in Senato in discussione il ddl 957 e il ddl 2454 -  bene, ma io sto ancora aspettando l’attuazione della 54/06 che risulta nella sostanza disapplicata, benché nella forma, e cioè sulla carta, sembri invece realizzata.

Nell’articolo l’autrice chiede come figli cosa se ne pensi, che risponderle….

Cosa scriverei?

…….Come figlia mi piacerebbe che i miei genitori andassero d’accordo, ma se si stanno separando è perché questo accordo è venuto a mancare.

Mi aspetto che in quanto adulti siano in grado di gestire le loro emozioni in modo da poter contenere le mie.

Che sappiano darmi delle spiegazioni in merito a quanto sta succedendo e non che parlino “sopra la mia testa” come se io fossi sorda e mi trovassi per caso a vivere la loro vicenda.

Che pensassero che io sono una persona che ha il diritto sacrosanto di crescere equilibrata e che un domani sarò una donna (o un uomo) che vorrà costruirsi una famiglia e che pertanto ho il diritto di sapere cosa vuol dire avere e costruire una famiglia.

Vorrei che capissero che sono una bambina o bambino, che ha diritto ad una educazione che m’insegni il valore della prospettiva delle situazioni e non del “senso unico”.

Vorrei che la mia mamma non parlasse male del mio papà e che il mio papà non parlasse male della mia mamma, anche quando credono che io non li ascolto.

Vorrei che il mio papà, che si vuole prendere cura di me lo possa fare e non perché ci sono altri signori che non vogliono fare i papà anche a lui debba essere negata la possibilità, per colpa di quei signori io non posso avere uno dei miei genitori e questa è una ingiustizia nei MIEI confronti.

Io come bambina o bambino, posso adattarmi benissimo ad avere due case, due letti in cui dormire, due tavole su cui mangiare e fare i compiti, due armadi dove riporre i miei abiti, doppi giochi, doppi amici……. Sarebbe sufficiente che i miei genitori mi amassero non come una proprietà, ma come essere umano come individuo, io ho molte più risorse di loro perché so vedere anche nelle brutte situazioni il lato bello delle cose che ho è un peccato che loro siano diventati “grandi” e si siano dimenticati di questo.

Vorrei che quei signori che mi hanno detto si chiamano giudici e quelli che si chiamano avvocati e quelli che si chiamano in quel modo strano CTU e quelle altre, mi sembra che si dica assistenti sociali, la smettessero di parlare del bene del bambino quando poi vanno a scrivere che io non posso vedere il mio papà, o la mia mamma, oppure che se un giorno ho voglia di stare con uno di loro l’altro mi risponda “eh no vedi il giudice ha scritto così e tu devi fare così”.

Ma quello che davvero io voglio?

Quello che io davvero sento dentro?

Vorrei dire a tutti questi signori che pensano di fare il mio bene, che stanno solo facendo il mio male, che stanno facendo in modo che io cresca come se mi mancasse una parte, vorrei dire monco, a metà.

CHISSÀ FORSE A QUALCUNO DI LORO FA COMODO FORSE?

CERTAMENTE NON A ME!!!

…… Io ho 51 anni non sono figlia di separati, ma frequento tanti figli di separati e li osservo e li ascolto, quanto ho scritto sopra è il frutto di discorsi che ho ascoltato da loro conversazioni.

Proporrei a tutti di meditare sulle parole dei bambini.

Vorrei fare un’ultima considerazione che forse esula dal contesto sopra riportato ma che racchiude il mio pensiero, oggi essere madre ed essere padre è estremamente difficile sono cambiati i ruoli genitoriali, è cambiato l’approccio alla società, sempre più madri lavorano e sempre più padri si occupano di portare i figli a scuola, dal dottore, gli prepara da mangiare li cura quando sono ammalati.

Con la separazione questo equilibrio si spezza e il mondo del bambino viene stravolto, ciò che ieri era normale oggi diventa un diritto/dovere per il padre che peraltro deve pagare a volte cifre impossibili per ridare al figlio la normalità.

Mi auguro che la mia risposta venga pubblicata altrimenti la leggerete direttamente qui

domenica 11 dicembre 2011

sabato 10 dicembre 2011

Reportage dietro l'angolo

Camminando

per le vie del centro

volti un angolo dopo l’altro

attraversi porte di conoscenza

che non avevi mai attraversato,


entri in contatto con un mondo


che non avevi mai visto.


Sei fermo all’angolo della strada .


Un altro passo


e sarai al di là


del muro che ostruisce la tua vista.



Cosa ti aspetta?

Quale mondo scoprirai che ancora non hai visto.

Cosa leggerai sul volto della gente


che passa solitaria


assorta nel proprio andare?



E' Domenica!


Non sai


e fiducioso ti affacci alla vita


che percepisci brulicare al di là dell’angolo.




Laura ©

venerdì 9 dicembre 2011

Afrodite è tornata

Afrodite Afrodite è tornata

Hai firmato un contratto ora hai una parte da recitare, devi impersonare il tuo ruolo fino in fondo.

Sei un oggetto da prendere e usare quando se ne ha voglia.

Non devi avere desideri, emozioni, sentimenti.

 

I patti sono chiari e ben sanciti.

Questo è quello che ti si chiede, non hai voglia di lottare, lasci che tutto scorra insensibile a quanto dolore tu senta.

Non sei tu a provare la rabbia, il dolore, la delusione.

L’altra parte di te si carica di tutto e ti libera da ansie e frustrazioni, non ti avranno mai, non ti abbatteranno mai.

Confusione, caos, disordine mentale. Ma tu sai……..

Sapere e consapevolezza.

Pensavi di aver accantonato quella parte di te che oggi si presenta pretendendo il suo posto con urgenza e prepotenza. Torna alla ribalta piu’ forte che mai.

E Afrodite è lì... Ti guarda, alla mattina dallo specchio che riflette la tua immagine.
Ti dice “ciao io sono qui, ci sono sempre stata non potrai mai liberarti di me, accettami e accettati per come sei.

Non cercare di combattermi combatteresti te stessa, non cercare di cancellarmi, cancelleresti te stessa. Io sono te, sono quella parte di te che ti fa sentire viva, sono quella parte di te che adesso gli altri vedono.

Solo se riuscirai a far coesistere il dualismo che ti rende unità riuscirai ad avere quella serenità che cerchi.

Sono viva sono reale, smettila di rinnegarmi”.

Laura ©


(immagine da web - Nascita di Venere - Sandro Botticelli)

mercoledì 7 dicembre 2011

Oblio

oblio


Laura ©


Notti insonni


giorni in attesa


il cuore


come il battito di una farfalla


nel buio profondo


Grido il mio dolore


urlandolo al vento.


Ignorando il


dolore


oltrepasso il confine


Oblio



Laura ©

mercoledì 23 novembre 2011

Confessioni di una manigolda "2"

confessioniConfessioni - segue

Finalmente silenzio.

E' tardi ed era rimasta sola nel suo ufficio, la testa china su un lavoro che ormai da due giorni la impegnava senza che ne vedesse la  fine, sentì i passi sulle scale e poi nel corridoio.

Anche senza alzare la testa lo vide stagliarsi nel vano della porta.

Solo allora alzò lo sguardo e lo guardò negli occhi. Il respiro le si fermò per un lungo attimo.

Mille domande si agitarono nella sua mente.

Perché? E’ giusto? Non lo è? Voglio veramente che accada?

Guardandolo si disse che non era bello, non di quella bellezza che ti spinge a voltarti per la strada, ma che in sé aveva qualcosa di speciale che lo rendeva sexy.... affascinante.

Lei lavorava lì ormai da un paio d'anni, ma chissà come non si erano mai incontrati prima. Certo i loro uffici erano grandi e vi lavoravano molte persone, ma di vista si conoscevano un po' tutti. O forse non era così, sicuramente si erano incontrati ma non i erano "visti", fino a due mesi prima quando un collega le aveva chiesto di consegnare un plico ad una persona durante una riunione. Quello era stato per lei il loro primo vero incontro.

Da quella riunione a quella sera nel suo ufficio era tutto accaduto rapidamente.

Lui le aveva inviato una mail di lavoro e da lì avevano iniziato a scriversi, si erano scambiati i rispettivi contatti nei vari social network .

Lei era sola.... lui no.

Passavano serate intere a chattare parlando di tutto. Lui la cercava continuamente, lei non capiva il perchè ma ne era felice, assaporava quei momenti in cui lo vedeva tramite la webcam.

Era iniziato come un gioco, scherzi di parole, facezie, poi una sera i loro discorsi avevano cambiato strada.

Questa era la prima volta che si rincontravano dopo quello scambio di qualche giorno prima.

Lui era lì, nel suo ufficio nell'edificio deserto  solo il custode due piani sotto.

Si salutarono e lei avvertì un brivido, una stretta allo stomaco. Parlavano, ma lei era consapevole solo della sua presenza e temeva il momento in cui lui si fosse avvicinato di più.

Lo guardava e dai suoi gesti lei comprendeva la sua inquietudine nel trovarsi lì solo con lei dopo quello che si erano detti, parlavano del più e del meno, ma i loro corpi parlavano d'altro.

Lei iniziò a riordinare la scrivania.

Lui le si avvicinò e la fece girare, le poggiò le mani ai lati del collo e iniziò a massaggiarle le spalle.

Sentì quel tocco e sentì cederle le ginocchia. Poi lui si staccò e si allontanò da lei.

In silenzio lei riprese a riordinare voltandogli le spalle, lo sentì avvicinarsi. di nuovo le mani di lui sulle spalle poi sui suoi fianchi, si sentì accarezzare. Non si era aspettata che fosse così! Lui era delicato, il suo tocco era leggero, ma trasmetteva una'intensa carica erotica.

Lo avrebbe lasciato fare, ma quando il tocco si fece più intimo lo fermò e lui si staccò da lei per un attimo, vide il turbamento nei suoi occhi, sentì il vuoto dentro di sè, percepiva solo il suo tocco. Gli diede di nuovo le spalle e appoggiò le mani alla scrivania aveva bisogno di riprendere il controllo.

Lui riprese a toccarla, le si fece più vicino e lei sentì la sua eccitazione. Avrebbo voluto fare qualcosa , toccarlo, accarezzarlo, ma aveva paura che se avesse fatto qualcosa lui si sarebbe allontanato.

Ma lui lo fece lo stesso, si allontanò da lei che si mise il cappotto, senza parlare di quello che era appena successo si salutarono. Non servivano parole, le emozioni e il desiderio che avevano provato erano lì tra di loro fortemente tangibili.

Quella sera, sola nella sua casa, percepiva ancora la calda sensazione del tocco delle mani di lui e la frustrazione di non essere stata capace di ricambiare quel tocco .................


venerdì 18 novembre 2011

Confessioni di una manigolda

confessioniMi piace sedermi chiudere gli occhi ed immaginare storie e situazioni strane, magari tratte dai racconti di passanti, rubati sul tram o da brani di conversazione al tavolo accanto.


Mi dico sempre che sono bravissima a farmi i fatti degli altri........


Eccone alcuni........


Chissà se leggendoli qualcuno vi si riconoscerà..... chissà......


Confessioni di una manigolda


Lo sguardo perso oltre la balaustra della terrazza ripensa a ieri a quello che è stato. Lascia che gli occhi vaghino nell'immenso giardino, vede cespugli fioriti, farfalle che svolazzano da un fiore all'altro instancabili.


Là in fondo il mare.


La vista del mare le ricorda lui, irrequieto incapace di fermarsi, una grande tristezza s'impadronisce del suo animo e una lacrima fa capolino. Svelta con la mano asciuga quella traccia della sua debolezza, ma la sensazione di vuoto non la lascia.


Aveva atteso mesi che la chiamasse, che si facesse sentire, che le facesse un cenno. Che cosa lo aveva spinto verso di lei quel lontano novembre? Perché  l'aveva cercata continuamente nei mesi successivi. Conosceva perfettamente le risposte alle sue domande.


Per mesi lui era passato da lei per salutarla, per scambiare due parole, solo per vederla. La guardava e nei suoi occhi leggeva tutto il desiderio che provava, era lo stesso desiderio che sentiva anche lei. Chiuse gli occhi immaginò che lui fosse lì, bastò questo a farla sentire confusa e senza fiato, con la gola secca e una gran voglia di abbracciarlo e baciarlo. Ricordò i suoi occhi, rievocò immagini dei loro incontri e percepì il tocco delle sue mani che le prendevano la mano, che la tiravano verso di sé, che le accarezzavano il corpo e che poi incuranti la abbandonavano.


Questa volta non asciugò le lacrime che iniziarono a scendere lungo le guance fermandosi sul suo bell'abito. Lo aveva indossato per lui. Per ricordarsi di lui. Ricordò di quando lei gli chiese di vedersi per un pranzo veloce e di come lui rifiutò, ripensò a come si era sentita. Le tornò alla mente la delusione che provò quando scoprì che.........


Sentì il dolore che l'aveva spezzata, che aveva spezzato l'incanto di quel sogno. Non ci voleva più pensare, non voleva più pensarlo. Si era sentita ferita e svuotata e lì aveva deciso di allontanarlo da sé affinché lui non le facesse più del male. Si era allontanata da tutto ciò che lui rappresentava, aveva cancellato ogni contatto.


Sapeva di mentire anche a se stessa, lo voleva, sperava che lui trovasse un modo per raggiungerla lì dove si era rifugiata, su quella terrazza sul giardino da dove lontano si vedeva il mare.



giovedì 17 novembre 2011

Serata d'incontro

Domani sera, venerdì, l'Associazione s'incontrerà presso la Parrocchia del SS. Redentore via Palestrina 5 alle ore 20.30.

Ci troviamo nelle salette del cortile interno.

Vi aspettiamo........

lunedì 14 novembre 2011

Diario di un'Anima a Gettone

diarioTratto da quattro chiacchere e dai pensieri ... Diario di un'anima a gettone ...  "Io ci sto male, non malissimo, ma ne soffro.

Mi manca quel nostro rapporto, quel eterno flirt che mi dava la spinta per affrontare le noiose ore di lavoro, mi mancano le sue attenzioni costanti, in alcuni momenti pressanti,  i suoi gesti di tenerezza e mi manca soprattutto il pensiero del "potrebbe essere".

Analizzando il tutto, anche se è ancora presto per un analisi lucida, mi rendo conto che in fondo per lui io sono sempre stata una semplice distrazione dalla noia d'ufficio..

Poteva essere così per chissà quanto tempo. Per lui ero una semplice compensazione di qualche mancanza di qualcosa, un gioco divertente, un riempitivo disimpegnato.

Per me no, io l'ho presa diversamente... Certo non posso dire di essermi innamorata, certamente mi sono fissata oserei dire, ma in maniera strana, come non mi era mai capitato.

La parte romantica di me, quella che è rimasta dopo le troppe delusioni, ancora mi sussurra che in fondo qualcosa c'era, qualcosa c'è, ma è una voce flebile e bugiarda…. Non l’ascolterò io, come non l’ha ascoltata lui..."

mercoledì 9 novembre 2011

Passi lenti

passi lenti


Continuerò a camminare


a passi lenti


e quando


sarò arrivata alla meta


ti aspetterò


Raggiungimi sulla luna,


nessuno ci vedrà lì


il suo bagliore riflesso


nasconderà i nostri corpi.


Nessuno ci vedrà lì.


Saremo nascosti


agli occhi di un mondo


che non potrebbe capire.


Nessuno ci vedrà lì


saliremo sulla coda di una cometa


e andremo lontano tenendoci forte.


Nessuno ci vedrà lì.


Torneremo al nostro mondo


voltandoci le spalle


andremo ognuno


per la sua strada


Nessuno mai saprà


Oggi ci siamo detti addio


ognuno ha preso la propria strada


Ho pianto tutte le mie lacrime


Ho lavato la mia pelle


per eliminare


la sensazione delle tue mani


Ho rimosso il tuo viso


dai miei ricordi


Quando il tuo ricordo


tornerà nella mia mente


aspetterò che passi


come si aspetta


che passi un uragano.


Ho camminato sulla spiaggia


lungo il bordo dell'onda


raccogliendo i pezzi alla deriva.


Ho perso i miei occhi oltre l'orizzonte.


Lunghe lacrime solcano il mio viso


e volando in cielo lo illuminano


come fossero stelle.


Nel cuore


resta la nostalgia della tua voce


delle tue mani, del tuo volto


che inconsciamente amavo


La vita


è una serie infinita di addii



Laura ©

lunedì 7 novembre 2011

Anime Violate


Laura ©


Anime violate


Foglie a terra


s’inzuppano con l’acqua


di una pioggia leggera.


Un piede le calpesta


incurante


della loro bellezza.


Un raggio di sole


illumina il cielo mette in risalto


i loro splendidi colori


riportandole


ad una nuova vita.



Laura ©

domenica 30 ottobre 2011

Figli per Sempre Milano



Nasce in questi giorni il gruppo di Figli per Sempre Onlus sezione di Milano.

Si costituisce la sede milanese dell'Associazione grazie alla fiducia dei suoi rappresentanti del varesotto e all'impegno di un gruppo di volontari, avvocati, psicologi e mediatori che vogliono mettere a servizio di coloro che ne hanno bisogno le proprie competenze e il proprio tempo.

E' possibile contattare la sede di Milano al 334 2574100.

Sono in fase di progettazione le serate informative per le cui date si consiglia di visitare il sito alla pagina dedicata a Milano

venerdì 28 ottobre 2011

I Like It

Meraviglioso........

Revolution

Due settimane impegnative quelle appena trascorse.

Giorni di spostamenti. Ho traslocato in un nuovo ufficio, che condivido con un collega, mi occuperò di cose nuove, ho spostato documenti da una stanza all'altra.

Stanchissima........

Felice di aver trovato disponibilità da parte del collega nel disporre al meglio il nostro ufficio, renderlo oltre che funzionale allo scopo per cui è stato predisposto anche piacevole da vedere ed accogliente.

Revolution.... new emotion

domenica 16 ottobre 2011

Rieccomi

Ciao a tutti eccomi sono tornata.

Ho trascorso una settimana a letto con la febbre, mal di gola e dolori ovunque. Domani tornerò al lavoro anhe se non mi sento ancora perfettamente bene.

Oggi è stata una splendida giornata, siamo andati a Civate fin su all'eremo di San Pietro, una passeggiata nella quale mi ero già cimentata lo scorso anno ad aprile, ma oggi è stato faticosissimo, le gambe non andavano e i riflessi erano rallentati.

Colpa dell'influenza che ancora non è passata, sarei stata in casa a ricamare ma mio marito e suo figlio hanno insistito perrchè andassi con loro e io, nonostante tutto sono andata.

Nonostante la fatica ho fatto moltissime fotografie e mi sono rilassata e sono pronta a tornare al lavoro domani

domenica 9 ottobre 2011

Le Compagne dei Papà

papàRiprendo in questo post un argomento che mi è molto caro, sebbene non mi coinvolga più in prima persona perché ormai moglie di un papà.

Mi piacerebbe raccogliere qui anche le esperienze di altre donne che come me sostengono questo ruolo sociale non previsto da nessuna legge, ma così tanto attuale.

Uno spazio dedicato a tutte le donne compagne di papà separati che li sostengono con il loro amore e non solo.
Per tutte le donne che li accompagnano in ombra, con discrezione, uno spazio dove parlare dei loro problemi della loro forza, perchè per stare vicino ad un padre separato occorre una grande forza.
Per tutte quelle donne che la legge ignora, per ricordarsi di loro solo quando deve adeguare l’assegno di mantenimento alle ex dei loro compagni, oppure per essere passate al vaglio dagli operatori dei servizi sociali, alla ricerca di qualcosa che se non viene trovato con un bel condizionale viene subdolamente lasciato intendere.
PER FAR SENTIRE ANCHE LA NOSTRA VOCE

venerdì 7 ottobre 2011

Tributo a Steve Jobs

steve-jobsEcco di seguito il discorso tenuto da Steve Jobs a Stanfort.

Ho evidenziato in grassetto e in corsivo alcuni passi, quelli che mi portano più vicino al cuore di quest'uomo, quelli nei quali mi riconosco.

THK!

È per me un onore essere qui con voi, oggi, alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per essere onesto, questa è l’esperienza più vicina ad una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia riguarda l’unire i puntini. Lasciai il Reed College dopo il primo semestre, ma continuai a frequentare in maniera ufficiosa per circa 18 mesi prima di abbandonare definitivamente. Perché mollai? Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata e decise di darmi in adozione. Credeva fortemente che avrei dovuto essere cresciuto da persone laureate e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare alla nascita da un avvocato e da sua moglie. Quando arrivai al mondo, però, loro decisero all’ultimo minuto che preferivano una bambina. Così i miei genitori, che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?”. Loro risposero: “Certamente”. Solo dopo, mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Accettò di farlo mesi dopo, solo quando i miei genitori promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno costoso tanto quanto Stanford e tutti i risparmi dei miei genitori finirono nelle tasse universitarie. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, a spendere tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando una vita intera. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. Era piuttosto spaventoso all’epoca, ma guardandomi indietro è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo stesso in cui abbandonai il college, smisi di seguire i corsi che non mi entusiasmavano e cominciai invece a frequentare quelli che trovavo più interessanti. Non fu tutto rose e fiori. Non avevo più una camera nel dormitorio ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Riportavo al negozio le bottiglie di Coca Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. E tutte le domeniche camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente l’unico buon pasto della settimana all’Hare Krishna. Adoravo tutto questo. E quello che trovai seguendo la mia curiosità e la mia intuizione risultò, solo dopo, essere senza prezzo. Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la migliore formazione del Paese in calligrafia. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con grafie bellissime. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito il corso di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai i caratteri serif e sans serif, la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, quello che rende eccezionale un’eccezionale stampa tipografica. Era bello, storico, artistico e raffinato in un modo che la scienza non è in grado di offrire e io ne ero completamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, tutto quello che avevo imparato mi tornò utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una bellissima tipografia. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi mai partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto caratteri tipografici differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non avrei mai frequentato quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità tipografiche che ora hanno. Chiaramente, quando ero al college, era impossibile unire i puntini guardando al futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardarmi indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi indietro. Dovete aver fiducia che, in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia riguarda l’amore e la perdita Io sono stato fortunato: ho trovato molto presto quello che amo fare. Io e Woz fondammo la Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Lavorammo duramente e in 10 anni Apple, da quell’azienda fatta di noi due e un garage, si è trasformata in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima realizzavamo la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io compivo 30 anni. L’anno seguente fui licenziato. Come si fa ad essere licenziati dall’azienda che tu stesso hai creato? Facile: quando Apple divenne più grande, assunsi qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me e per il primo anno le cose andarono molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro cominciarono a divergere e alla fine arrivammo ad uno scontro. Quando questo successe, la commissione dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni, io ero fuori. E in maniera piuttosto plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era perso e io devastato. Per alcuni mesi non seppi assolutamente che cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu talmente un fallimento pubblico che presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: amavo ancora quello che avevo fatto. Ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato di un bit questo amore. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne resi conto allora, ma essere licenziato dalla Apple era stata la miglior cosa che mi potesse capitare. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT, un’altra azienda chiamata Pixar e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe poi diventata mia moglie. Pixar produsse il primo film d’animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più famoso al mondo. In un significativo susseguirsi di eventi, la Apple comprò NeXT, io ritornai alla Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è ora il cuore dell’attuale rinascita di Apple. E io e Laureen abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina molto amara, ma credo che il paziente ne avesse bisogno. Qualche volta la vita ci colpisce come un mattone in testa. Ma non perdete la fede. Sono convinto che l’unica cosa che mi trattenne dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quello che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre più bello con il passare degli anni. Perciò continuate a cercare finché non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia riguarda la morte. Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta era “no” per troppi giorni di fila, capivo che c’era qualcosa che doveva essere cambiato. Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai trovato per fare le grandi scelte della mia vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutte le paure di imbarazzi o fallimenti – svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore per non cadere nella trappola di pensare che abbiamo qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. Circa un anno fa mi fu diagnosticato un cancro. Alle sette e mezzo del mattino feci la scansione che mostrava chiaramente un tumore al pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che avrei avuto si e no 3 mesi di vita. Mi dissero di andare a casa e sistemare le mie faccende (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa che dovevo prepararmi a dire ai miei figli, in pochi mesi, tutto quello che pensavo di avere ancora una vita per dire. Significa che dovevo essere sicuro che tutto fosse organizzato in modo tale che per la mia famiglia fosse il più semplice possibile. Significa che dovevo dire i miei “addii”. Vissi con il responso di quella diagnosi per tutto il giorno. Quella sera mi fecero una biopsia, in cui ti infilano un endoscopio giù per la gola, attraverso lo stomaco fino all’intestino per inserire un ago nel pancreas e prelevare alcune cellule del tumore. Io ero sotto anestesia, ma mia moglie – che era lì – mi raccontò che quando i medici videro le cellule al microscopio iniziarono a piangere, perché avevano appena scoperto che avevo una forma di cancro molto rara e curabile con un intervento chirurgico. Mi sottoposi all’intervento chirurgico e adesso sto bene. Quella fu la volta in cui mi avvicinai di più alla morte e spero che, per qualche decennio, sia anche l’ultima. Essendoci passato, posso parlarvi adesso con un po’ più di certezza di quando la morte fosse per me solo un concetto astratto. Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. Ma comunque la morte è la meta che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è come deve essere, perché molto probabilmente la morte è la più grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Ora, il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico, ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e le vostre intuizioni. In qualche modo loro sanno che cosa volete veramente. Tutto il resto è secondario. Quando ero ragazzo esisteva una meravigliosa rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci mise dentro tutto il suo tocco poetico. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e dell’editoria elettronica, quindi la rivista era interamente creata con macchine da scrivere, forbici e polaroid. Era una specie di Google in versione cartacea, 35 anni prima che Google fosse inventato: era idealistica, traboccante di strumenti chiari e concetti meravigliosi. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina di questo numero c’era una fotografia di una strada di campagna al mattino presto, quel tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete abbastanza avventurosi. Sotto la foto erano scritte queste parole: “Stay Hungry. Stay Foolish”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

mercoledì 5 ottobre 2011

Libertà di Parola

libertàIl Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita: «Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Per ulteriori approfondimenti é possibile consultare il sito della Camera dei Deputati

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

Vero é altresì che nessuno vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno.

Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

In questo modo la libertà di parola e di espressione, sostenuta da fonti indiscutibili,  rischia di essere fortemente comprmessa dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

martedì 4 ottobre 2011

Associazioni... pensando...

associazioniIl mondo delle Associazioni in difesa dei diritti dei minori nelle cause di separazione e divorzio, un mondo di persone che condividono lo stesso aberrante e drammatico problema, un mondo ricco di risorse interne che se unite darebbero origine ad una grande forza in grado di volgere al cambiamento.

Leggendo qua e la' nei vari blog, profili e post di Facebook m'imbatto sempre in parole come "unire", "unificare", "aggregare" e altri sinonimi. Tutti mirabili intenti che purtroppo restano tali e che non hanno seguito nell'applicazione pratica dell'ideale.

Infatti navigando nel web le Associazioni che affrontano queste tematiche sono talmente numerose che ci si perde, dando anche una rapida lettura degli Statuti che reggono queste organizzazioni ci si rende conto che i concetti si ripetono e rindondano come una eco, nonostante questo e nonostante qualche tentativo d'unione in un unico movimento che vedono aderire questa e quella Associazione, il movimento resta ugualmente frammentato disperdendo cosi' le energie necessarie al cambiamento.

Eppure sarebbe tanto semplice, decentrarsi da se stessi - mettere da parte le differenze - guardare verso le ugualianze, ma a volte le cose semplici sono le piu' difficili da mettere in pratica.

Aggiornamento 09/03/2014

Sono passati tre anni da quando ho scritto questo post, forse sono maturati i tempi e riusciremo a concretizzare. Coming soon