mercoledì 23 novembre 2011

Confessioni di una manigolda "2"

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Finalmente silenzio.

E' tardi ed era rimasta sola nel suo ufficio, la testa china su un lavoro che ormai da due giorni la impegnava senza che ne vedesse la  fine, sentì i passi sulle scale e poi nel corridoio.

Anche senza alzare la testa lo vide stagliarsi nel vano della porta.

Solo allora alzò lo sguardo e lo guardò negli occhi. Il respiro le si fermò per un lungo attimo.

Mille domande si agitarono nella sua mente.

Perché? E’ giusto? Non lo è? Voglio veramente che accada?

Guardandolo si disse che non era bello, non di quella bellezza che ti spinge a voltarti per la strada, ma che in sé aveva qualcosa di speciale che lo rendeva sexy.... affascinante.

Lei lavorava lì ormai da un paio d'anni, ma chissà come non si erano mai incontrati prima. Certo i loro uffici erano grandi e vi lavoravano molte persone, ma di vista si conoscevano un po' tutti. O forse non era così, sicuramente si erano incontrati ma non i erano "visti", fino a due mesi prima quando un collega le aveva chiesto di consegnare un plico ad una persona durante una riunione. Quello era stato per lei il loro primo vero incontro.

Da quella riunione a quella sera nel suo ufficio era tutto accaduto rapidamente.

Lui le aveva inviato una mail di lavoro e da lì avevano iniziato a scriversi, si erano scambiati i rispettivi contatti nei vari social network .

Lei era sola.... lui no.

Passavano serate intere a chattare parlando di tutto. Lui la cercava continuamente, lei non capiva il perchè ma ne era felice, assaporava quei momenti in cui lo vedeva tramite la webcam.

Era iniziato come un gioco, scherzi di parole, facezie, poi una sera i loro discorsi avevano cambiato strada.

Questa era la prima volta che si rincontravano dopo quello scambio di qualche giorno prima.

Lui era lì, nel suo ufficio nell'edificio deserto  solo il custode due piani sotto.

Si salutarono e lei avvertì un brivido, una stretta allo stomaco. Parlavano, ma lei era consapevole solo della sua presenza e temeva il momento in cui lui si fosse avvicinato di più.

Lo guardava e dai suoi gesti lei comprendeva la sua inquietudine nel trovarsi lì solo con lei dopo quello che si erano detti, parlavano del più e del meno, ma i loro corpi parlavano d'altro.

Lei iniziò a riordinare la scrivania.

Lui le si avvicinò e la fece girare, le poggiò le mani ai lati del collo e iniziò a massaggiarle le spalle.

Sentì quel tocco e sentì cederle le ginocchia. Poi lui si staccò e si allontanò da lei.

In silenzio lei riprese a riordinare voltandogli le spalle, lo sentì avvicinarsi. di nuovo le mani di lui sulle spalle poi sui suoi fianchi, si sentì accarezzare. Non si era aspettata che fosse così! Lui era delicato, il suo tocco era leggero, ma trasmetteva una'intensa carica erotica.

Lo avrebbe lasciato fare, ma quando il tocco si fece più intimo lo fermò e lui si staccò da lei per un attimo, vide il turbamento nei suoi occhi, sentì il vuoto dentro di sè, percepiva solo il suo tocco. Gli diede di nuovo le spalle e appoggiò le mani alla scrivania aveva bisogno di riprendere il controllo.

Lui riprese a toccarla, le si fece più vicino e lei sentì la sua eccitazione. Avrebbo voluto fare qualcosa , toccarlo, accarezzarlo, ma aveva paura che se avesse fatto qualcosa lui si sarebbe allontanato.

Ma lui lo fece lo stesso, si allontanò da lei che si mise il cappotto, senza parlare di quello che era appena successo si salutarono. Non servivano parole, le emozioni e il desiderio che avevano provato erano lì tra di loro fortemente tangibili.

Quella sera, sola nella sua casa, percepiva ancora la calda sensazione del tocco delle mani di lui e la frustrazione di non essere stata capace di ricambiare quel tocco .................


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