lunedì 22 dicembre 2014

Natale per i genitori separati

natale


Un pensiero di Natale per i genitori separati.

Ci sono figli, che adottati, non smettono di cercare i loro veri genitori.


Ci sono figli che seppur abbiano genitori che conoscono perfettamente fingono d'ignorare la loro esistenza.

Buon Natale a tutti quei padri e quelle madri che anche quest'anno saranno ignorati dai loro figli.

A loro tutta la mia comprensione,

un caro affettuoso abbraccio.

venerdì 5 dicembre 2014

Diario di un impiegato #2

Diario di un impiegato #2

Recarsi al lavoro, come tutte la mattine, a piedi dalla stazione Garibaldi passando per il quartiere Isola, alle 7,30.

Milano immobile, depressa, pochi pensionati che fan fare pipi ai cani e il loro liquido organico si staglia sui marciapiedi assumendo forme che assomigliano ad un’ astronave dal corpo piccolo e lunghe gambe pronte a toccare terra che sono i due rigagnoli della pipi che scendono dal marciapiedi verso la strada.

Qualche filippino o cinese prepara cibi e bevande nei pubblici esercizi, uomini di colore sono già in giro ascoltando musica, già aperti i parrucchieri e quelli dove si ricostruiscono le unghie.

I palazzi di Milano sono ormai irrimediabilmente devastati dai graffiti, per qualcuno e’ arte, per me e’ schifezza realizzata da gente che andrebbe arrestata.


Vedo loro, figlio e mamma, sigaretta sempre in bocca. Problematici?

Transito davanti ad un bar e la ragazza che esce con la colazione servita sul vassoio perde un paio di bustine di zucchero, mi colgo a raccogliere, lei prende e mi ringrazia senza guardarmi.

Stormi di piccioni a caccia di qualche briciola ti sfiorano.

Poi passo davanti al consolato generale del Marocco , le facce cambiano,un po’ di uomini e un paio di donne velate.

Il loro bar ha la televisione accesa sempre su un unico canale e diffonde le solite immagini della Mecca, la pietra nera venerata dagli islamici che le girano attorno.

Sono immagini rutilanti, fissità senza tempo, ossessiva per noi.

RIKI

(E mi chiedono .." ma per arrivare li' vicino a dove lavori tu, che strada devi fare? che vie devi percorrere? io mi confondo, faccio fatica a ricordarmi i nomi delle strade, e' dura ricordarmi i negozi dove sono, le banche, gli edifici di riferimento. Io quando cammino guardo solo il cielo sopra di me e le persone.)

impiegato

 

immagine da web

giovedì 4 dicembre 2014

Diario di un impiegato #1. La madre

madreAnche stamani a Milano all’Isola, alle 7,30 li incrocio, madre e figlio, vestono normale, stanno andando al bar dove probabilmente trascorreranno gran parte della giornata.

Lui un bel ragazzo sui 35-40 e la mamma che arranca di dietro.

Entrambi con la sigaretta in bocca o in mano pronti a mettersela in bocca.

Lui, sguardo un po’ perso, occhi inespressivi che non sanno più cosa chiedere alla vita.

Lei sembra più vitale nella sofferenza, ma solo perché si deve fisicamente sforzare di stargli sempre vicino, è la sua mamma e non può essere diversamente.

La sera, spesso li rivedo seduti al bar.

Lui non mi guarda mai, lei ogni tanto incrocia il mio sguardo.

Penserà che sono un ficcanaso e ha ragione, ma vorrei darle un' impressione diversa, di partecipazione o qualcosa del genere.


Non so ben cosa possa essere.

RIKI

(E mi chiedono ..” ma per arrivare li’ vicino a dove lavori tu, che strada devi fare? che vie devi percorrere? io mi confondo, faccio fatica a ricordarmi i nomi delle strade, e’ dura ricordarmi i negozi dove sono, le banche, gli edifici di riferimento. Io quando cammino guardo solo il cielo sopra di me e le persone.)

mercoledì 3 dicembre 2014

#breastfeeding ovvero l'allattamento al seno

BREASTFEEDINGOggi si parla di #breastfeeding ovvero allattamento al seno e di socialità. Questa mattina mi trovo a leggere questo  breve articolo su  ilgiornale.it dove si parla allattamento al seno e di quanto lo scoprire il seno in pubblico per allattare il proprio figlio non sia moralmente accettabile. Ora, a me sale l'indignazione perché non riesco a capire cosa ci sia di poco morale occuparsi del sostentamento alimentare del proprio figlio, soprattutto se neonato e quindi portato a soddisfare una sua necessità primaria come questa, immediatamente. Chi ha avuto a che fare con un neonato sa bene che i suoi bisogni non sono procrastinabili nel tempo, ma richiedono attenzione e immediatezza o almeno questo è quello che penso io. Probabilmente è quello che pensa anche la mia amica Barbara che scrisse questo pezzo un anno fa. Leggetelo e raccontatemi la vostra opinione.

 

Barbara e l’allattamento al seno


La nostra amica Barbara condivide con noi la sua esperienza con l’allattamento al seno.




Iniziai ad allattare al seno il 24 maggio 1999 e smisi il 31 luglio 2005. Sei anni ininterrotti di allattamento al seno. Edoardo, a differenza di Giovanni, oltre al mio latte prendeva regolarmente i pasti, mentre Giovanni, fino all’ età di 25 mesi, rifiutava totalmente il cibo. Lo portavo mezza giornata al nido e quando all’ una andavo a prenderlo ero costretta a dargli il seno in macchina perché era affamato. Giovanni ha completamente saltato lo svezzamento. La prima cosa che ha mangiato, a 25 mesi, è stata una fetta di salame! Mi sono stati attribuiti gli appellativi più bizzarri per via di “quelle tette sempre al vento”. Un giorno un signore ai giardinetti mentre allattavo Giovanni, che all’ epoca aveva un anno, mi chiese: “non si vergogna signora?” Io in tutta risposta gli chiesi come mai non fosse lui a vergognarsi di farmi una simile domanda. Sono stati i 6 anni migliori della mia vita. Allattare mi faceva bene all’anima ed alla salute. In sei anni non ho preso un raffreddore, mai un acciacco, non ho dubitato mai sulla bellezza della vita né sulla forza dell’amore. Ero forte e ancor più forte mi sentivo. Per i più ero un fenomeno da baraccone, per altri “stramba” come d’altronde lo ero sempre stata. E a me, di come mi vedessero gli altri, non importava minimamente. Decisi di smettere il 31 luglio 2005, dodici giorni prima che Giovanni compisse tre anni, perché da qualche giorno, nell’allattare, avvertivo un fastidio fisico che però sentivo provenire dal di dentro.

Aveva smesso d’essere un piacere. La natura aveva compiuto il suo ciclo. Ho pianto notti intere. Sapevo che non avrei più avuto la possibilità di allattare, e ancora oggi, certe notti, sogno che sto allattando.

Certe notti come questa appena passata…e cosi il ricordo torna vivo dentro me!

E voi come avete vissuto questa esperienza? Raccontatecelo