mercoledì 23 settembre 2015

Storie di violenza ...

Violenza ...  storie.

Una stanza non molto grande.

Una sola donna presente, gli altri tutti uomini.

Le poche persone, sedute attorno alle pareti, ascoltano parlare qualcuno dietro ad un tavolo.

Racconta di un incontro in un bar con alcune persone, tra cui una donna che ha raccontato la sua storia e mettendosi a piangere.

La donna presente nella stanza commenta che solitamente gli uomini di fronte alle lacrime di una donna sono molto propensi a credere a quanto viene raccontato.violenza

Non riesce a finire di dire la frase che viene investita da una serie di parole urlate dall'interlocutore che vanno dall'accusa di voler dire che lui si era

dimostrato disponibile sessualmente verso la donna piangente, alle minacce con il dito indice verso di lei "Tu devi stare attenta, hai capito?".

Lei all'inizio cerca di replicare tra le frasi ossesse dell'interlocutore cercando di spiegare che il suo discorso era rivolto in generale e non a lui direttamente.

Lui alza ancora di più il tono di voce.

Alla minaccia diretta lei chiede "mi stai minacciando, mi stai minacciando davanti a testimoni? Ti ricordo che non è la prima volta che ti rivolgi a me con toni aggressivi e con violenza, ho ancora i tuoi messaggi sul cellulare"

A quel punto lui dice ancora qualcosa e poi chiude l'argomento passando ad altro.

Come se niente fosse.

I presenti, tutti in silenzio con le teste basse assistono alla scena.

L'uomo alla sinistra della donna la guarda in volto.

Un altro si alza esce dalla stanza, rientra e chiude la porta.

Un altro si alza e cammina e poi si risiede.

Gli altri tacciono.

L'incontro termina.

L'interlocutore si alza e se ne va.

Ci si sta congedando. Uno dei presenti si avvicina tende la mano alla donna e la bacia sulle guance.

Un altro le tocca la spalla. In silenzio

Uno saluta e se ne va.

Uno dice "non ho capito niente, cosa è successo?"

Un altro afferma che non è la prima volta che l'interlocutore ha di questi atteggiamenti.

Lei lo sa bene.

La prima volta che è successo era in stazione Garibaldi, stavano parlando e lei aveva detto qualcosa che non gli era piaciuto. Lui con tono alterato alzando la voce le aveva gridato "vaffanculo" e se n'era andato. Conoscenti di lei erano intervenuti per chiederle se aveva bisogno di aiuto, avevano assistito alla scena, ma non c'era bisogno di aiuto, il problema non era suo ma della persona che se n'era andata.

La volta successiva erano stati messaggi SMS in piena notte dove con parole di estrema violenza le aveva intimato di cancellare un messaggio sul social Facebook, dove lei esprimeva la sua opinione in contrapposizione con la sua.

Il tono dei messaggi era violento, condito di parolacce.

Lei ovviamente non aveva risposto.

E poi quell'episodio, quella sera in quella riunione.

...

 

Certamente l'interlocutore cercherà di distorcere la verità cercando di indurre ricordi verosimili in quelli che erano presenti e forse racconterà la sua versione dei fatti, la manipolazione è un'arte.

 
fonte immagini - municipioroma.it immagine in evidenza - immagine nel testo foto Corbis

 

 

 

 

 

 

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