martedì 2 aprile 2013

Comune di Milano - Consiglio di Zona 3 - Progetto Bigenitorialità

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"I dati Istat dicono che nel 2011 nelle regioni del Nord Italia il matrimonio civile ha operato il sorpasso e prevale con il 51,7% rispetto al 48,3% di quello celebrato in chiesa. Le separazioni sono state 88.191, rispetto alle 85.945 dell’anno precedente (+2,6%), di cui i figli minori coinvolti sono stati 65.427. Inoltre, le separazioni con assegno (importo medio pari a 447 euro mensili) corrisposto dal marito sono state il 97,8 %,mentre la casa nel 56,2% delle separazioni viene assegnata alla moglie.


Queste prime cifre aiutano inequivocabilmente a capire che ci si separa sempre più  e che è ancora il marito a “pagare” maggiormente le spese di una separazione, in termini economici e abitativi.


A essersi invertita, però, a partire dal 2006 (anno dell’introduzione della legge 54 sull’affido condiviso), è stata la quota di affidamento dei figli concessi alla madre, che si è fortemente ridotta a vantaggio, appunto, dell’affido condiviso. Il “sorpasso” vero e proprio è avvenuto nel 2007 (72,1% di separazioni con figli in affido condiviso contro il 25,6% di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre), per poi consolidarsi negli anni successivi. Nel 2010 le separazioni con figli in affido condiviso sono state l’89,8% contro il 9% di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre. La quota di affidamenti concessi al padre, però, continua a rimanere su livelli molto bassi: difatti anche laddove ci siano motivi che inducano a tale scelta, si tende a privilegiare l’affido ai Sevizi Sociali con collocamento presso la madre oppure nelle comunità, con conseguenti grandi esborsi per la società.


Questi altri dati, invece, indicano come siano stati fatti passi avanti nel permettere di espletare al meglio il ruolo di genitore, ma soprattutto di permettere al figlio di poter continuare ad avere un padre e una madre indipendentemente dalle loro scelte, spesso imposte, garantendogli così maggiore equilibrio e ponendolo dunque al di sopra delle parti contendenti, in ragione del suo interesse, che deve essere quello superiore e prevalente.


Un importante step normativo che  rimarca l’importanza primaria spettante al bambino, anche e soprattutto in caso di separazione (tutela degli interessi del Minore), è molto recente, ed è la legge 10 dicembre 2012, n. 219,la cosiddetta legge sulla equiparazione dei figli. Questa difatti sancisce che i figli sono tutti uguali all’interno del codice civile, tant’è vero che è scomparsa l’aggettivazione che distingueva i figli naturali, legittimi, adottati: non ci devono essere differenze tra figli e figli perchè ciò che conta è che “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale" (primo comma dell'articolo 155 del codice civile).


Ulteriori ipotesi di modifiche alla legge 54 del 2006 che rispettino quest’ottica riguardano l’introduzione del doppio domicilio per i bambini, per evitare di fomentare i conflitti interni tra genitori e l’esclusione di uno dei due genitori dall’esistenza del proprio figlio e l’asserzione che entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli, non solo con un assegno, ma partecipando attivamente alla sua vita (concetto di positive parenting). E’ invece già un fatto che non interverrà più il tribunale per i minorenni nelle questioni legate all’affidamento e al mantenimento dei figli in caso di separazioni tra genitori non coniugati, ma sempre il tribunale ordinario.


Il principio di bi-genitorialità trova dunque il suo habitat naturale in quest’evoluzione normativo-sociale e oltre a promuovere, dando una reale applicazione e significato, l’affido condiviso, cerca di allontanare quello che è da sempre l’annoso rischio in caso di separazione:vedere e trattare i figli come merce di scambio, oggettivarli. In questo senso il problema dei figli contesi nasce soprattutto da un problema culturale. Ma i bambini hanno il diritto di non subire le scelte dei genitori, e quindi di passare da “oggetto del contendere” a “soggetto di diritto”." (....) cit. Delibera di Consiglio


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